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risarcimento danni malasanità | avvocato malasanita

risarcimento danno malasanità | errata diagnosi | errore medico

Ci si domanda quale sia il danneggiamento da risarcire nell’ipotesi di un’errata terapia a cui, comunque, non derivi un aggravio dello stato di salute del paziente, o addirittura derivi la guarigione del medesimo.

Il giudice deve verificare se il trattamento prescritto sia stato del tutto inefficiente, e secondariamente accertare se da esso sono derivati effetti psico-fisici, quale danneggiamento biologico, a livello eziologico da ricondurre all’errata terapia.

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Sebbene il giudice sia peritus peritorum risulterà utile una C.T.U. che stabilisca se il trattamento prescritto era adeguato per curare il paziente; ma principalmente se in base all’errore di diagnosi la terapia consigliata abbia peggiorato la patologia.

Di frequente succede che alcune terapie, principalmente quelle tumorali legate a radioterapie, siano allo stesso modo usate pure per malattie meno allarmanti.

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Nel caso in cui il CTU arrivi a stabilire che l’errore di diagnosi non si è trasformato in errore di terapia, dobbiamo domandarci se c’è possibilità di risarcimento che incida solo sul primo.

In concreto, se la terapia eseguita non ha per niente inciso sullo stato di salute del paziente peggiorandola o compromettendola in maniera ulteriore, anzi, ha raggiunto l’esito desiderato arrivando persino a guarire totalmente il paziente, si può avere un risarcimento dei danni? E qual è l’an debeatur? Non essendoci danno al paziente, nel caso specifico biologico, dobbiamo spostare l’attenzione nella sfera negoziale.

Come esaminato la relazione sanitario paziente è una tipologia a formazione progressiva: è un contratto anomalo di spedalità in cui sono presenti vari stadi di integrazione dell’oggetto del contratto, dove allo stadio diagnostico segue quello terapeutico. All’attività medica sono connesse obbligazioni accessorie di tutela del paziente.

Sul ciò si dibatte se siffatte obbligazioni siano di natura negoziale autonoma, la cui trasgressione determina inadempienza negoziale, ovvero accessoria al trattamento principale la cui trasgressione non va ad incidere sulla giusta adempienza della prestazione negoziale. Dunque la procedura diagnostica è la base fondamentale della prestazione sanitaria.

Essa è articolata in diverse fasi:Anamnesi: analisi sul passato clinico del paziente che viene interpellato in maniera diretta o ottenuta dai parenti. È utile per ottenere le notizie inerenti i passati familiari e individuali oltre che quelli riguardanti la salute e le patologie remote e attuali.

Semeiotica: indagine del paziente per ricercare sintomi presenti.

• Verifica clinica e comparazione della medesima con le patologia che hanno gli stessi sintomi e manifestazioni.

• Diagnostica differenziale: distinzione tra malattie simili che vengono annullate in virtù della sussistenza o assenza di altri sintomi e manifestazioni. In questo stadio sono fondamentali gli esami strumentali. Acquisita la certezza diagnostica si può determinare se quella patologia è guaribile e con quale tipologia terapeutica.

Poiché l’azione del sanitario riguarda non soltanto il fisico del paziente ma l’individuo nella sua totalità (viene curata non la patologia ma il paziente), è giusto sostenere che probabili errori di diagnosi possano pregiudicare, non solo lo stato fisico, ma anche quello psicologico del paziente, specialmente se l’errore inerisce la diagnosi di patologie molto gravi e tuttavia capaci di compromettere enormemente la tranquillità del paziente per le sue conseguenze infauste e quindi portatrici di ansie.

Principalmente se l’errore di diagnosi ha stabilito un metodo di terapia con criterio di emergenza, senza effettivamente permettere al paziente di fare scelte alternative vi è lesione da risarcimento: la persona viene lesa nel proprio diritto di autodeterminarsi. Questi difatti, in assenza dell’errore di diagnosi, avrebbe probabilmente deciso la programmazione di una terapia differente, e avrebbe scelto quella meno “invasiva”.

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