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risarcimento danni malasanitĂ  | avvocato malasanita

risarcimento danni malasanita | equo indennizzo

Lo Studio Legale, che sin dall’inizio tratta del rimborso extragiudiziario e giudiziario di pregiudizi provocati da fatti illegittimi in generale, è composto da professionisti in grado di mostrare una conoscenza pluriennale nel settore dei sinistri stradali e del trattamento di danni corporei micro e macropermanenti.

I nostri legali assicurano un'oggettiva analisi di ogni pregiudizio di natura patrimoniale e non patrimoniale (pregiudizio alla salute psico-fisica) avuto dopo un sinistro stradale, conformemente alle piĂą attuali disposizioni vigenti.

Lo Studio Legale, oltre alle lievi, medie e pesanti offese, da sempre analizza in modo dettagliato la complessa questione del rimborso del pregiudizio di tipo familiare da morte di un familiare/parente, del pregiudizio di tipo tanatologico, di quello morale indiretto e del profitto cessante.

Le molte e assidue innovazioni legislative rendono i sinistri stradali un tema in costante aggiornamento, per cui si ha bisogno di continui rinnovamenti; comprendere e saper intendere al meglio i differenti approcci elaborati dalla scienza giuridica di legittimità della Suprema Corte di Cassazione è imprescindibile per poter avviare al meglio il procedimento di rimborso dei pregiudizi provocati da sinistro stradale.

Tramite l’ammissione della rimborsabilità del pregiudizio di tipo non patrimoniale per fine delle possibilità di sopravvivere (imputabile a inattività medica), una nuova sentenza del Tribunale di Ostuni arriva a ravvisare nelle possibilità “un fattore patrimoniale a sè stante, secondo legge ed economicamente passibile di analisi indipendente”.

Il rimborso diviene un palliativo per un comportamento dannoso che abbia influito, pregiudicandola, sull’opportunità della parte lesa di restare in vita. La sentenza del Giudice leccese si mostra, in tal modo, in opposizione all’approccio giurisprudenziale predominante.

Come noto, sul piano dell’interpretazione, domina la teoria della non rimborsabilità del pregiudizio di tipo “tanatologico” o “da decesso improvviso”, che ha luogo in caso di morte avuta luogo senza notevole intervallo tra danno e decesso.

Il deceduto non potrebbe difatti tramandare il diritto di credito che scaturisce dalla fine della propria esistenza, vista l’irrealizzabilità giuridica di conferire la titolarità di un qualsiasi diritto (ivi incluso quello alla protezione della salute) da parte di chi non è più vivente. Differenti i motivi che hanno indotto i giudici a non ammettere la rimborsabilità del pregiudizio di tipo biologico da decesso, iure ereditario.

Si faccia riferimento al principio di risarcimento del pregiudizio di tipo biologico – connesso all’età dell’individuo nell’attimo dell’incidente e, dunque, al lasso di tempo relativo al danno avuto – o al principio del reddito vitalizio, come tipologia di rimborso del pregiudizio da infermità costante prevista dall’art. 2057 c.c. Tutti principi che presumono sicuramente la sopravvivenza del danneggiato.

Per di più, sempre sul piano del sistema normativo esaminato nel suo apparato globale, esistono particolari casi in cui i figli sono autorizzati a tenere in esercizio diritti personalissimi del de cuius (es. atto per l’identificazione dei figli legittimi).

Concludendo, nel caso in cui la parte lesa muoia nell’istantaneità dell’episodio dannoso, il bene offerto in sacrificio non è la salute, ma la vita. In questo caso, dunque, i figli del deceduto non potrebbero esercitare nessun diritto al rimborso per il pregiudizio di tipo biologico sofferto dalla parte lesa, quanto invece un diritto al rimborso iure proprio, per i pregiudizi di tipo biologico (e morale) a essi esplicitamente conseguiti.

Riguardo, invece, al pregiudizio di tipo non patrimoniale (ossia di dolore morale della parte lesa che muoia dopo un brevissimo periodo), questa voce di danno è trasferibile ai parenti del deceduto.

Questo, chiaramente, sempre che, in concordanza con l’essenza stessa del danno di tipo morale, la parte lesa da danni fisici abbia continuato a restare capace di intendere dopo la sofferenza, in cosciente aspettativa della morte. In questa maniera si metterebbe un limite alla mancanza di protezione di protezione provocata dall’idea della non rimborsabilità del pregiudizio di tipo biologico per la fine della vita.

Sottoposto a una differente disciplina giuridica è il caso del decesso avvenuto dopo danni individuali, una volta trascorso un rilevante periodo. In questo caso, è una teoria ormai rinsaldata quella che ammette il diritto al rimborso del pregiudizio di tipo non patrimoniale avuto dalla parte lesa, attivabile dai figli iure hereditatis.

Anche il Tribunale di Ostuni approva la rimborsabilità del pregiudizio avuto dalla parte lesa (e anche la trasferibilità del connesso diritto ai discendenti), morta – nel caso concreto – dopo un notevole periodo di tempo fra il comportamento dannoso e l’episodio.

Nondimeno, il magistrato stabilisce che ogni fattore di rimborso è includibile nell’ambito patrimoniale della parte lesa, non appena il reato generi le proprie conseguenze dannose. E ciò a non considerando l’intervallo – più o meno notevole – che sia trascorso tra comportamento ed episodio.

Ma la sentenza citata dichiara di più!.Il diritto al rimborso del pregiudizio, qualsiasi ne sia la base (e, dunque, anche se di tipo non patrimoniale), non può essere ritenuto un diritto di tipo rigorosamente individuale, potendosi ritenere tale ogni proprietà o richiesta che permetta il manifestarsi della soggettività della persona, e non anche l’esecuzione del diritto alla restaurazione dei propri ben patrimoniali.

E’, dunque, trasferibile ai figli anche la richiesta di rimborso del danno esistenziale, e anche del pregiudizio da perdita di possibilità.

E non soltanto: la possibilità è rimborsabile di là dal livello di spessore che essa abbia nel caso effettivo, riguardando questo ultimo profilo il differente ambito della determinazione del rimborso. Motivo per cui anche una possibilità “ristretta” potrà essere risarcita.

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